ARTI MARZIALI

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Domenica 2 luglio, il parco di Villa Tittoni rievocherà attraverso i gesti di abili professionisti e amatori, appartenenti a diverse associazioni, le pratiche fisiche e mentali che venivano utilizzate per aumentare le prestazioni in battaglia dei guerrieri. Le arti marziali, che originariamente nascono con questo intento, vengono oggi interpretate come percorso di miglioramento individuale e come attività fisica completa, oltre che difesa personale.

Etimologia spiccia di “Arti marziali”
Il sintagma è entrato nell’uso comune agli inizi degli anni sessanta, quando furono introdotte in occidente le “arti marziali orientali”.
In realtà, già dal 1500, i sistemi di combattimento europei erano definiti in questo modo: si ricorda a proposito un manuale inglese di scherma del 1639 in particolare che lo utilizzava riferendosi specificatamente alla “scienza e all’arte” del duello di spade; in questo modo, definiva la scherma con una derivazione dal latino, poiché “arte marziale” significa letteralmente “arte di Marte”, il dio romano della guerra.
Entra così nella tradizione culturale europea una spontanea associazione tra le arti del combattimento vis-à-vis e il sintagma lessicale “arte marziale”, che viene in epoca legata indissolubilmente alle pratiche orientali.
Oggi, le arti marziali sono studiate per varie ragioni, come quella di ottenere abilità di combattimento, di autodifesa, al fine di salvaguardare con lo sport la salute fisica, quella di praticare una forma di ginnastica, di autocontrollo, di meditazione, di responsabilizzazione sull’uso della forza per acquisire confidenza col proprio corpo, sicurezza nelle proprie capacità e consapevolezza dei propri limiti.