Il Festival avrà luogo nell’incantevole Villa Cusani Tittoni Traversi di Desio, progettata dall’architetto Giuseppe Piermarini, noto nell’ambiente milanese dell’Ottocento.

CENNI STORICI.

Proprio a quest’ultimo si devono i canoni di equilibrio compositivo propri del periodo neoclassico, ancora visibili nella disposizione simmetrica delle finestre.
La origini della villa sono, infatti, da ricondurre a un periodo anteriore all’opera di Piermarini, probabilmente al XVI secolo, quando i conti di Rho vendettero la loro villa di campagna di Desio, che requisita dalla Regia Camera di Milano, divenne nel 1651 proprietà del marchese Ottavio Cusani.
Egli decise di farne una villa di delizia, ovvero una casa di villeggiatura di nobili che vivevano in città più grandi: i lavori di ristrutturazione e ampliamento iniziarono nella prima metà del XVIII e nel 1779 vennero terminati quelli riguardanti la facciata principale, rivolta verso Desio, per opera del sopracitato architetto milanese. Villa Cusani divenne così maestosa da essere così descritta:

“La Villa Cusani, ove gran parte di questo libro io scrissi, a più titoli merita di essere visitata essendo forse la più bella della Lombardia per la varietà, l’ampiezza, il buon gusto e l’opportuno uso dell’acqua: giacché vi scorre un abbondante rivo, o roggia, che vien dai contorni di Como, e va poi a perdersi nell’irrigazione dei vicini prati…”
Viaggio da Milano ai tre laghi, Carlo Amoretti, 1794.

A causa dei debiti di gioco contratti da Luigi Cusani, discendente di Ottavio, fu costretto a vendere la villa all’avvocato e ricco possidente Giovanni Traversi, già nel 1817.
La famiglia Traversi diede inizio ai lavori di trasformazione dell’intero complesso, diretti dall’architetto Pelagio Palagi, terminati esteriormente nel 1846 con la creazione delle monumentali facciate ripartite in tre ordini con colonnato e frontone a timpano verso il parco.

Quello deciso da Palagi non fu l’ultimo assetto della villa, quello che oggi si presenta a noi.
Nel 1900 tutta la proprietà passò per volontà testamentarie al genero di Giovanni Traversi, Tommaso Tittoni, allora prefetto di Perugia, il quale diverrà in seguito deputato al parlamento e senatore del Regno d’Italia, diplomatico, Presidente del Consiglio in epoca giolittiana e ministro degli esteri. Fu lui a commissionare l’ultimo intervento strutturale sulla villa, affidato al noto architetto Luca Beltrami che finì il monumentale scalone che portava ai piani superiori.
Con lui la villa ritrovò un periodo di nuovo splendore grazie ai numerosi convegni diplomatici che qui si tennero per volontà del suo nuovo proprietario; furono molteplici le visite dei reali d’Italia e di altri illustri uomini di governo.

Tommaso Tittoni.
Nel dopoguerra la villa fu donata all’Istituto Saveriano per le Missioni Estere di Parma che adibì l’edificio a seminario per i propri studenti, inaugurando nello stesso tempo un periodo di grave decadenza del complesso, fino ad arrivare al 1975, anno in cui il Comune di Desio lo acquistò.
Ancora oggi ne è proprietario e attualmente un’ala di essa accoglie la biblioteca comunale.
Trova spazio tra le sue meravigliose sale un museo dedicato all’artista milanese Giuseppe Scalvini.

Il 7 novembre 1993 il complesso venne colpito da un grave incendio che devastò il salone, provocando il crollo di volte e solai e rendendo necessari nuovi lavori di restauro alla villa.
Dal 2012, con il suggestivo sfondo di questa villa dalla storia travagliata, si tiene nei mesi estivi un festival di musica, cinema, teatro e cultura, dal nome “Parco Tittoni”.

CENNI ARCHITETTONICI.
La villa Cusani Tittoni Traversi presenta ancora oggi un impianto a U come voleva lo schema delle ville di delizia nel corso del XVIII secolo. Dietro le ali minori si trovano altri due cortili di servizio, mentre quello principale è chiuso a nord da un’elaborata cancellata in ghisa tra colonne coronate da statue, oltre la quale si apre una piazza pubblica a esedra.
Le sistemazioni progettate dall’architetto Palagi conferiscono alla facciata della villa “verso Desio” un aspetto gigantesco, poiché essa è contraddistinta, al primo e al secondo piano, da grandi colonne, lesene e capitelli corinzi che poggiano su un possente basamento immaginario costituito dai pilastri e dalle arcate del piano terra. Sulla parte finale della trabeazione del tetto si trovano statue decorative.
Le statue sono poste nel medesimo modo sulla facciata posteriore, che è caratterizzata da un’accentuazione della parte centrale: nella parte inferiore si trovano, infatti, tre archi sui quali si issano quattro colonne con capitelli in pietra, che sorreggono un timpano triangolare abbellito da figure allegoriche in rilievo di stile classico.
Per quanto riguarda l’interno della villa, le sale del piano terra si presentano oggi variamente decorate in stile eclettico, dal momento che ognuna di esse è caratterizzata da uno stile differente: questo è il risultato delle ristrutturazioni ottocentesche per opera di Palagi.
La Sala Neogotica è contraddistinta da una decorazione con motivi scultorei in legno tratti dal repertorio dell’arte gotica assieme ad aggiunte fantasiose e divertenti come la presenza di figure di topi che camminano lungo le pareti. Il soffitto è affrescato col motivo delle quattro stagioni, con al centro il dio Pan; il pavimento, sempre a mosaico, è decorato con scene di caccia e citazioni tratte da Ovidio sulla vita di campagna. Alle finestre si trovavano un tempo preziosi vetri decorati realizzati da Bertini, che rappresentavano i grandi poeti italiani, soprattutto della corrente stilnovista, e le donne-angelo che li ispirarono. Tali vetrate sono oggi conservate al Museo Poldi Pezzoli di Milano. La neogotica aveva la funzione di sala da pranzo a uso della famiglia.

Sala Neogotica.
La Sala Araba, progettata e realizzata dallo scultore Sidoli, è realizzata interamente in legno intagliato e sul soffitto presenta una scritta in arabo senza senso, con uno scopo meramente decorativo.

Particolare di una sala.
Il piano superiore, invece, è rimasto immutato dal progetto predisposto dal Piermarini, con soffitti a stucchi e affreschi di stile rococò, stile che contraddistingue anche la sala che precede quella neogotica, a piano terra.
Una perla preziosa è la cappella privata della villa, dedicata a San Francesco, risalente al XVIII secolo, dipinta e decorata a stucco dai fratelli Gerli.